ARCHITETTURA  ARTE  BELLEZZA

Potenzialità e limiti applicativi della normativa vigente

 

PHILIPPE DAVERIO AL CONVEGNO DELL’ORDINE DEGLI ARCHITETTI DI NAPOLI E PROVINCIA

 

L’Ordine degli Architetti di Napoli si fa promotore, per la prima volta in Italia, della stesura di un “Codice della Progettazione”, strumento normativo in grado di attuare un’efficace “Politica della bellezza”.

Napoli, 15 novembre 2016. Da oltre 70 anni si susseguono norme per introdurre opere d’arte negli edifici. Dalla Costituzione alla Convenzione Europea del Paesaggio, le norme nazionali e internazionali auspicano bellezza e qualità nelle trasformazioni degli ambienti di vita. Eppure in Italia l’introduzione di opere d’arte nei processi costruttivi veri e propri rimane un fenomeno raro. A discutere le opportunità e tracciare gli scenari di un nuovo rapporto tra arte e architettura sono i protagonisti del convegno “ARCHITETTURA, ARTE E BELLEZZA. Potenzialità e limiti applicativi della normativa vigente” organizzato dall’Ordine degli Architetti P.C.C. di Napoli e Provincia e che si tiene oggi (martedì 15 novembre) a Napoli presso la sede dell’Unione degli Industriali.

 

Appello per un “Codice della progettazione”

Al centro della discussione l’auspicabile introduzione di un “Codice della Progettazione” in grado di integrare la normativa sugli appalti e garantire livelli di salvaguardia dei valori culturali, storici, artistici e paesaggistici che caratterizzano il territorio in coerenza con la Convenzione europea sul paesaggio, ratificata e resa esecutiva dalla Legge 9 n. 14 del gennaio 2006. L’Ordine degli Architetti di Napoli si fa promotore, per la prima volta in Italia, di un strumento normativo in grado di rendere operativa una efficace “Politica della bellezza”.

Basato sull’articolo 9 della Costituzione, che indica la “qualità della ideazione e costruzione architettonica quale diritto fondamentale dei cittadini”, sul “Codice dei beni culturali e del paesaggio” e numerose direttive europee, il Codice della Progettazione dovrà esprimere i seguenti corollari:

  1. a) la tutela e valorizzazione del progetto, sia in ambito pubblico che privato anche agli interventi di riqualificazione;
  2. b) la promozione dell’alta formazione finalizzata alla conoscenza e alla diffusione della cultura architettonica;
  3. c) la previsione di incentivi per quanti promuovono il recupero edilizio di particolare valore architettonico;
  4. d) il conferimento di riconoscimenti, di carattere non economico, a enti pubblici e soggetti privati che abbiano commissionato, ideato o realizzato progetti ed o-pere di rilevante interesse architettonico;
  5. e) l’obbligo di allegare alle procedure di evidenza pubblica il programma di progetto;
  6. f) l’interdizione al frazionamento del progetto nelle diverse fasi, che ne compromettono la cura e realizzazione unitaria;
  7. g) l’affidamento della direzione lavori al progettista estensore del progetto esecutivo determinando concertazione operativa tra questi ed il responsabile del procedimento;
  8. h) il garantire al progettista la tutela del suo prodotto, con riferimento anche alla tutela del diritto d’autore e con una retribuzione sganciata dai cosiddetti minimi tariffari che, spesso, disincentivano l’iniziativa progettuale.

 

Verso una “Politica della bellezza”

Dal confronto degli esperti emerge dunque l’opportunità di adottare il “Codice della Progettazione” come strumento per perseguire, finalmente, una politica della bellezza capace di correlare il costruito alle caratteristiche del luogo e alle esigenze abitative.

 

“L’architetto ha il compito di porre la bellezza al centro della sua ricerca ed esperienza progettuale, integrando e sintetizzando arti, paesaggio, patrimonio storico – spiega il Presidente dell’Ordine degli Architetti PCC di Napoli e Provincia Pio Crispino– Dipinti, bassorilievi e sculture un tempo erano parte integrante dell’architettura. Per recuperare tale prassi occorre perseguire una politica della bellezza e predisporre nuove norme a sostegno dell’integrazione tra arte e architettura. Fondamentale, inoltre, è individuare nuovi rapporti professionali e connessioni con diversi specialisti tra cui artisti e paesaggisti, in cui la bellezza dovrà assumere un ruolo portante nella progettazione. Oggi, al contrario, si avverte il disagio di ‘immagini costruite’ che non aderiscono al contesto. Immagini uguali dappertutto. L’omologazione distrugge l’identità, che potrebbe al contrario essere esaltata e consolidata.”

 

I tre limiti dell’attuale normativa

Il “Codice della Progettazione” dovrà, in particolare, superare i tre limiti fondamentali della normativa vigente (Legge n. 717 del 29 luglio del 1949; Decreto Legge n. 133 (art.24) del 12 settembre 2014 e Decreto Legislativo n. 50 (art.190) del 18 aprile 2016), ovvero: la residualità in cui è relegato il sodalizio arte-architettura, oggi ridotto nei fatti al mero “abbellimento” degli edifici pubblici; l’eccessiva discrezionalità delle singole amministrazioni nella traduzione di tale sodalizio; il confine molto opaco in materia tra competenze e titolarità dello Stato e delle Regioni.

 

L’iniziativa dell’Ordine degli Architetti di Napoli

Tenendo conto dell’attuale legislazione in materia per perseguire gli obiettivi delineati, l’Ordine degli Architetti PCC di Napoli provvederà alla stesura di un canovaccio di protocollo di intesa da sottoporre ai Comuni della Città Metropolitana di Napoli e proporrà alla Regione Campania emendamenti alla vigente legislazione regionale in materia di opere pubbliche per il recepimento degli obiettivi indicati nel solco del nuovo “Codice della Progettazione”.

 

Main partner dell’evento: Gida Arredamenti, Villa Andrea di Isernia – Andris Hotel, Roberto Zeno.

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